Approvato al Senato il ddl «Valorizzazione della risorsa mare»: nuovi obblighi per le unità da diporto con bandiera estera e proprietà italiana
Il disegno di legge n. 1624, recante «Valorizzazione della risorsa mare», approvato in prima lettura dal Senato il 25 marzo scorso, introduce – tra le molteplici misure previste – un intervento organico di aggiornamento della disciplina nazionale della nautica da diporto. In particolare, il Capo IV del provvedimento è interamente dedicato al settore e l’art. 15 («Modifiche al codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171») incide su diversi profili della normativa vigente.
Tra le novità di maggiore rilievo, e al contempo più discusse, figura l’introduzione dell’art. 26 ter nel Codice della nautica da diporto, rubricato «Prevenzione dei danni ambientali». La disposizione prevede, per le unità da diporto di lunghezza fino a 24 metri battenti bandiera estera, ma riconducibili a soggetti italiani (persone fisiche o giuridiche con sede legale in Italia), che operano nelle acque interne, nel mare territoriale o nella zona di protezione ecologica italiana, l’obbligo di dimostrare l’idoneità alla navigazione mediante il possesso di idonee certificazioni.
Tali certificazioni potranno essere rilasciate dallo Stato di bandiera ovvero, qualora l’ordinamento di quest’ultimo non contempli specifiche previsioni al riguardo, da un organismo tecnico riconosciuto, in linea con gli standard internazionali di sicurezza della navigazione.
La ratio dell’intervento normativo è duplice: da un lato, rafforzare i livelli di sicurezza e tutela ambientale nelle acque sottoposte alla giurisdizione italiana; dall’altro, contrastare il crescente fenomeno della delocalizzazione delle unità da diporto verso registri esteri, spesso percepiti come più competitivi non solo sotto il profilo fiscale, ma anche per la maggiore semplificazione amministrativa, i minori costi di gestione e un quadro regolatorio complessivamente meno gravoso. In tale prospettiva, la misura sembra orientata a incentivare il rientro, almeno parziale, della flotta sotto bandiera nazionale.
Permangono tuttavia rilevanti profili critici evidenziati dagli operatori del settore. In particolare, si segnala il rischio di un incremento significativo degli oneri amministrativi ed economici a carico dei proprietari, nonché possibili dubbi di compatibilità con i principi di non discriminazione e libertà di stabilimento, nella misura in cui gli obblighi introdotti riguardano selettivamente unità battenti bandiera estera ma riconducibili a soggetti italiani, senza estendersi in modo generalizzato a tutte le imbarcazioni straniere operanti nelle medesime acque.