La Nautica da diporto: un settore trainante dell’economia nazionale.
Le analisi di Confindustria Nautica e dello studio Deloitte “The state of the art of the global yachting market”, di cui è stata data evidenza nell’articolo di Roul de Forcade “La nautica sfida i dazi e punta a una nuova crescita dal 2026” pubblicato sul Sole 24 Ore il 3 settembre scorso, trovano ampio riscontro nelle dinamiche registrate presso le infrastrutture portuali nazionali.
Da diversi mesi, infatti, le autorità marittime rilevano un incremento significativo dei transiti e degli approdi di grandi unità da diporto, parallelamente a una contrazione della presenza di imbarcazioni di piccole dimensioni.
Questo andamento riflette una tendenza internazionale ormai consolidata, caratterizzata dall’espansione del segmento dei superyacht (30–60 metri) e delle unità da diporto ad alto valore aggiunto, mentre la piccola nautica risente in misura più marcata delle congiunture macroeconomiche e della diminuzione della capacità di spesa.
A livello globale, la cantieristica da diporto, secondo il richiamato studio Deloitte, presentato a Milano il 5 settembre scorso, ha chiuso il 2023 con una crescita del 7,3%, mentre nel 2024 ha registrato una contrazione intorno al 5%, decremento riconducibile al calo della domanda di natanti.
In questo scenario, l’industria italiana si sta confermando leader indiscusso del comparto anche nell’anno in corso. Nel solo 2023, come riportato dall’articolo “Italian yachting reconfirms itself as an area of excellence” a cura di Lorenza Peschiera pubblicato nel luglio 2025 su Nautech News, il fatturato complessivo della nautica da diporto ha raggiunto 8,33 miliardi di euro, con un export record di 4 miliardi di euro (+15,9% rispetto al 2022), mentre nel 2024 si sono registrati ordini globali di superyacht per 1.166 unità, di cui 600 commissionati a cantieri italiani.
Nell’anno in corso gli ordini di produzione hanno subito una lieve flessione, considerato che dei 1.138 superyacht commissionati a livello globale, 572 sono riconducibili a cantieri italiani. In termini di lunghezza lineare complessiva degli ordini, secondo “The Global Order Book 2025” pubblicato dal magazine Boat International, l’Italia è sempre in testa con 22.195 metri, seguita dalla Turchia (6.410 metri), Paesi Bassi (4.483 metri) e Regno Unito (2.147 metri), dati, questi, che confermano la capacità del Made in Italy di presidiare stabilmente la fascia alta del mercato globale.
Nel complesso, l’industria italiana della nautica sviluppa un impatto economico complessivo stimato di 27,7 miliardi di euro e coinvolge circa 157.000 addetti tra cantieri, marina e servizi (dati risalenti al 2022, riportati nello studio effettuato da Altagamma e Deloitte – La nautica da diporto in Italia, presentato il 25 giugno 2024 a Milano), generando una ripercussione significativa non solo in termini economici, ma anche occupazionali e sociali.
Dal 2015 al 2022, come riportato nello studio Deloitte “The state of the art of the global yachting market”, si è registrata una crescita costante della redditività (+5,5%), con un’accelerazione nel 2022 (+21% per i superyacht rispetto al 2021), coincidente con la fase di piena ripresa post-pandemica.
Parallelamente, l’aumento dei prezzi delle nuove unità inferiori ai 10 metri (l.f.t.) ha incentivato lo spostamento della domanda verso il mercato dell’usato, favorendo la filiera dei servizi tecnico-specializzati: cantieri di refitting e rimessaggio, officine meccaniche, fornitori di componentistica e servizi accessori. Contestualmente, si osserva la diffusione di battelli pneumatici (gommoni), preferiti ai tradizionali natanti in vetroresina per praticità di gestione e costi operativi inferiori.
Nel panorama della nautica italiana, il segmento del lusso continua a trainare il settore con grande vigore. La Sardegna si conferma una meta privilegiata per super e megayacht, in particolare in Gallura, con località iconiche come La Maddalena, Porto Cervo e Porto Rotondo che hanno registrato presenze record.
Secondo quanto elaborato dal Centro Studi del Cipnes Gallura in collaborazione con la Direzione Marittima del Nord Sardegna, divulgato dal responsabile dal Centro Studi del Sole 24 Ore Andrea Gianotti, nel giugno 2025 si è registrato un incremento del 16,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con circa 960 imbarcazioni a fronte delle 825 del 2024.
Il trend positivo si è confermato anche nello scorso luglio (1-23 luglio), quando l’aumento ha sfiorato il 23%, con oltre 1.358 presenze territoriali di superyacht oltre i 24 metri. Chiaramente questi flussi non generano benefici limitati ai soli porti ma alimentano un circuito economico più ampio, che coinvolge l’hospitality di alto livello, la ristorazione, la logistica, le boutique di lusso e i servizi charter, contribuendo in modo significativo alla vitalità economica del territorio. La nautica di lusso, insomma, non è solo un fenomeno di numeri e imbarcazioni, ma un vero e proprio motore di sviluppo locale.
Il turismo legato agli yacht di alta gamma ha un impatto enorme sui territori. Basti pensare che i grandi yacht rappresentano il 2% della flotta che visita l’Italia, ma generano il 55% del valore economico del settore. La spesa media di un superyacht è addirittura 26 volte superiore a quella di imbarcazioni standard, dati emersi dallo studio La nautica da diporto in Italia di Altagamma e Deloitte presentato il 25 giugno 2024 a Milano.
In prospettiva, la vera sfida per il sistema portuale e per l’industria nautica italiana riguarda l’innalzamento qualitativo dei servizi offerti. Non sarà più sufficiente garantire posti d’ormeggio sicuri e assistenza tecnica di base, ma occorrerà sviluppare un’offerta integrata che includa digitalizzazione delle procedure, bunkeraggio green, standard ambientali avanzati, servizi di concierge, aree wellness e ristorazione di fascia alta.
Tale evoluzione appare alquanto necessaria per poter mantenere la competitività rispetto a competitor mediterranei come Croazia, Francia e Spagna, che stanno già investendo in maniera decisa nell’ammodernamento delle proprie infrastrutture portuali.
Attualmente, in Europa si contano oltre 1,43 milioni di posti barca, dei quali oltre 162.000 localizzati in Italia, come è stato rilevato nel corso della conferenza di SACE e Assonat “Port Italy: il Piano Strategico per la portualità turistica italiana” tenutasi a Roma il 18 giugno 2025, alla presenza del Ministro per la protezione civile e le politiche del Mare Nello Musumeci.
Pur rappresentando una quota significativa, questa capacità risulta ancora limitata rispetto alla domanda crescente, soprattutto nel segmento dei superyacht e durante i picchi stagionali. È dunque indispensabile pianificare un adeguato ampliamento delle marine e dei servizi a terra, in un’ottica di sostenibilità e innovazione tecnologica.
In conclusione, la portualità turistica italiana rappresenta oggi una leva strategica per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. Dopo anni di frammentarietà normativa e di scarsa attenzione istituzionale, l’elaborazione del Piano Strategico del Turismo per il periodo 2023/2027 che sostituisce il precedente del 2017/2022, segna un passaggio fondamentale laddove riconoscendo il ruolo centrale dei porti turistici li inserisce a pieno titolo in una strategia di lungo periodo per la blue economy. Il futuro della nautica italiana non dipenderà, pertanto, unicamente da variabili esogene (riduzione dei dazi, stabilità geopolitica, accordi internazionali), ma soprattutto dalla capacità di consolidare il proprio ruolo di modello di eccellenza industriale e culturale.
Un piano organico e condiviso rappresenta, infatti, non solo una necessità, ma un’opportunità storica per rafforzare la leadership del Made in Italy nella nautica mondiale e trasformare i nostri porti in hub moderni, sostenibili e competitivi nello scenario internazionale.