Sicurezza e sostenibilità nel riciclaggio navale: la strategia di IndustriALL per la tutela della filiera e della catena del valore
In occasione della riunione dell’Action Group su costruzione e demolizione navale tenutasi a Helsinki il 2 settembre 2026, i delegati di IndustriALL Global Union hanno concordato una strategia di cooperazione internazionale sul riciclaggio delle navi, prendendo posizione nel dibattito sull’inclusione dei cantieri extra-UE nella lista degli impianti autorizzati dall’Unione Europea e affiancandosi alle posizioni delle ONG Shipbreaking Platform e Transport & Environment.
Dal vertice finlandese è emersa con forza la necessità di estendere le tutele oltre i confini del cantiere di demolizione primaria, assicurando un monitoraggio rigoroso della filiera a valle (downstream management) per la lavorazione e il recupero dei materiali.
In questo segmento esterno, il vertice ha inteso dare primario rilievo alla condizione della manodopera femminile, che costituisce la quasi totalità della forza lavoro impiegata nelle attività di raccolta, selezione e riciclo secondario delle materie prime estratte, pur rappresentando meno dell’uno per cento degli addetti all’interno dei cantieri di demolizione diretta.
Come illustrato nella relazione presentata a Helsinki da Rashim Bedi del sindacato indiano SEWA (Self Employed Women’s Association), l’impianto normativo codificato nello Recycling of Ships Act del 2019 limita gli standard di sicurezza ai soli confini fisici del cantiere, lasciando le lavoratrici a valle prive di coperture contrattuali, tutele sanitarie e garanzie contro la discriminazione occupazionale.
Le criticità del settore – dall’esposizione non protetta ad amianto, PCB e idrocarburi fino al contrasto tra demolizioni su spiaggia (beaching) e bacini attrezzati – sono state drammaticamente confermate dal recente incidente del 14 agosto 2026 a Chattogram, in Bangladesh, dove nove lavoratori hanno perso la vita per esalazioni di gas tossici in un cantiere giunto a certificazione. Tale scenario evidenzia i limiti dei soli strumenti pattizi, pur nell’ambito dell’entrata in vigore della Convenzione di Hong Kong dell’IMO (HKC), con i relativi obblighi di Ship Recycling Plan e Inventory of Hazardous Materials.
A livello europeo, la disciplina si rafforza con il Reg. UE n. 1257/2013 sui soli impianti inseriti nella Lista autorizzata, mentre assume un ruolo centrale la direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale (Dir. UE 2024/1760), la quale estende la responsabilità degli armatori alla catena del valore, imponendo la verifica delle condizioni di lavoro e di parità di trattamento presso subappaltatori e filiere di smaltimento secondarie.
Sullo sfondo rimane saldo il richiamo alla Convenzione di Basilea “sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento” e al Reg. CE n. 1013/2006 sulle spedizioni di rifiuti per contrastare il traffico transfrontaliero di scafi nocivi verso Paesi non OCSE.
Promuovendo la contrattazione collettiva, la libertà sindacale e clausole sociali vincolanti calibrate anche sulla tutela di genere, la cooperazione promossa da IndustriALL e SEWA mira a colmare il divario tra il taglio primario in cantiere e il segmento informale del recupero a terra, garantendo lavoro dignitoso e la piena tutela della salute per le lavoratrici e i lavoratori lungo l’intero ciclo di vita della nave.